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In un ospedale psichiatrico, durante un esperimento terapeutico volto a tradurre le onde cerebrali in suoni, nella mente di Orlando Franci, uno psicopatico criminale in coma, vengono rilevate delle trasmissioni radio provenienti dal passato che sembrano riferirsi a un misterioso atterraggio di meteoriti avvenuto nell’anno 1933. Il capitano Michele Santonero, l’ufficiale dei carabinieri che ha catturato Franci, viene convocato e si troverà ad affrontare l’impossibile, accompagnato da Angela, la donna che ama, afflitta da una malattia incurabile la cui radice potrebbe trovarsi dentro la delirante ipotesi di un contagio collettivo. Forse il Male non è solo un’entità metaforica, forse Lui esiste oltre ogni sfera del pensabile.
(Dalla scheda su Ibs)
Ho letto il romanzo Genia di Gianfranco Nerozzi in pochi giorni. E in effetti devo ammettere che il romanzo è scorrevole e non stanca. Il personaggio principale, Michele Santonero, è ben caratterizzato e a tratti ci sembra di vedere una persona in carne e ossa, con paure e sentimenti concreti. E anche alcuni dei personaggi che gli ruotano intorno, seppur meno definiti, alla fine assumono una loro fisionomia ben delineata, come il frate suo amico. E Angela, la sua donna, divorata da un male che la sta vincendo… riusciamo a sentirne la sofferenza e in qualche modo a condividerla. Da questo punto di vista il romanzo è coinvolgente e ben strutturato, con personaggi che pagina dopo pagina sono sempre più vicini al lettore.
È forse la storia il punto debole e devo ammettere che non riesce a essere coinvolgente fino in fondo, con personaggi in balia degli eventi, confusi quanto il lettore circa il perché o il percome.
Un assassino feroce che asporta i polmoni alle sue vittime e brucia tutto. Un misteriosa voce che torna dal passato. Un grande evento che vedrà protagonista il papa in persona. E il diavolo, dietro ogni persona, pronto a prendere il sopravvento.
Una storia così e così, dicevo, ma che si lascia leggere fino alla fine, nonostante tutto. E questo è un pregio, naturalmente.
Comunque Genia è uno dei tasselli di un ciclo e seppure la storia non sia risultata del tutto convincente, devo ammettere che non escludo la possibilità di leggere dell’altro, anche perché nonostante tutto Nerozzi è un maestro e sa coinvolgere, soprattutto con i suoi personaggi.
Un altro appunto negativo: troppi, troppi refusi, in quantità industriale. E a volte, ci saremmo aspettati una maggiore ricercatezza nei vocaboli, con alcune parole e alcuni modi di dire che nel corso del romanzo tornano ad affacciarsi troppo spesso. Creano atmosfera, questo sì, ma forse qualcosa di meglio si poteva fare. Ce lo saremmo aspettati perché da questo punto di vista la narrativa di Nerozzi (così come Genia) è vivace e si nota una incredibile capacità di espressione.
Sono stato un po’ duro, lo ammetto, ma il mio giudizio è condizionato dalle aspettative, che erano davvero molto alte. Il libro non è male, come ho già detto, ma si poteva fare di più, di questo ne sono certo. Perché da Nerozzi ci aspettiamo qualcosa che molti altri non possono dare.
Un voto di sufficienza (non meno), alla fine, perché comunque sia, in quel mondo ci siamo entrati e ne siamo rimasti in parte coinvolti e quando questo accade il più del lavoro è da considerarsi riuscito.

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