Magia Rossa - Gianfranco Manfredi

La copertina del libroTitolo: Magia Rossa
Autore: Gianfranco Manfredi
Editore: Gargoyle Books
Anno di pubblicazione: 2006
ISBN: 8889541121
Pagine: 228
Prezzo: € 15.00



In sintesi:
Nella Milano di metà anni ‘70, Mario Montrese, consulente di archeologia industriale al Museo della Scienza, rimane colpito da un articolo pubblicato su una rivista di storia da un compagno di studi, Alberto Bellini. Vi si parla di un episodio delle repressioni operate dal generale Bava Beccaris nel maggio del ’98, e soprattutto delle imprese di un mago anarchico e scapigliato, forse folle, sicuramente “sovversivo”, per i parametri dell’epoca: Tommaso Reiner. Con la sola forza del pensiero, Reiner sembra capace di fermare a distanza i macchinari dell’industria, o di far scoppiare i fucili dei carabinieri puntati sugli operai in fuga. Avvolto in fumi sulfurei, Reiner compare anche nel resoconto dl una serata medianica in casa di un avvocato scettico, presenti il comico Ferravilla, la sua amante Emma Ivon, lo scultore Bazzaro e vari scapigliati. L’avvocato perisce nello scoppio di una macchina galvanica…
Ce n’è abbastanza per mettere sulle tracce di Reiner i due amici e Marisa, che è la donna di Mario dopo esserlo stata di Alberto. Puntualmente la caccia si complica di morti ammazzati, e inquietanti prodigi: idoli che si animano, automi assassini, visioni d’incubo, morti viventi, in un intreccio sempre più fitto di coincidenze e di svelamenti. Si direbbe che Tommaso Reiner è vivo, vivissimo, ben deciso a difendere il suo segreto…

Magia Rossa fu inizialmente pubblicato da Feltrinelli nel 1983 per poi essere ristampato da Mondatori nel 1992 e rinascere ora a una terza vita grazie alla Gargoyle Books.
Immagino la felicità di Gianfranco Manfredi: nella sua notevole (per certi versi ancora più interessante del romanzo stesso) post fazione alla presente edizione, oltre a descrivere tempi e modi dell’origine di Magia Rossa, lo scrittore lombardo insiste con particolare fierezza sulla struttura simbolica data al suo romanzo: 33 capitoli divisi in tre sezioni ognuna dedicata a un triangolo, tre personaggi principali.. Ora anche la terza edizione, sembra chiudersi un cerchio iniziato più di 23 anni fa. Manfredi lo dichiara senza mezzi termini: “Non ho pensato questo romanzo come un film, ma invece di un film”.


Questa singola frase può essere la chiave di volta interpretativa e di valutazione critica dell’intera opera, perché da questo intento muovono e procedono difetti e pregi di quanto è riuscito a fare lo sceneggiatore di Magico Vento.
Su pagina possono avvenire cose difficilmente realizzabili in celluloide e l’autore da questo punto di vista scatena una fantasia da sempre sfrenata, sorretta da una capacità di documentazione e da una cultura generale in grado di rendere maggiormente credibili i vari fantasmi della mente. Perché di fantasmi si parla in questo romanzo; e di zombie, di possessioni e transfert e di altro ancora, tutto in 220 pagine appena, scritte in poco tempo e mandate in stampa a velocità record. Fantasia indomabile che, imbrigliata dal mestiere, riesce a strutturarsi lungo un plot classico, reminescente dei vari romanzi d’indagine storico-esoterica. Manfredi prende per mano il lettore e lo porta a zonzo per lo spazio e il tempo: visitiamo con lui vari luoghi di Milano e dintorni e saltiamo avanti e indietro per i secoli fra lettere, documenti, visioni, ricostruzioni e modellini, rappresentazioni teatrali e visioni causate dall’oppio. Basta e avanza questo, per ritenere soddisfacente la lettura di un romanzo del genere.


Ma alla ricetta dovete aggiungere anche alcuni squarci d’inquietudine che funzionano a meraviglia: la nebbia di Milano, levrieri infernali che originano da statuine, marionette che prendono vita per toglierla agli esseri umani, legioni di morti, sfruttati in vita, che emergono dalle tombe e, ciliegina sulla torta, l’inusitato e potentissimo concetto di luddismo psichico.
Il tutto avvalorato, per chi è in cerca di livelli di lettura secondari e di simbolismi, dalla famosa struttura ternaria di cui parlavamo in precedenza (fino ad arrivare a scomodare Hegel e non senza cognizione di causa, visti gli studi dell’autore) e dalle evidenti implicazioni politiche che si possono intravedere in una massa di zombie pronti a rivoltarsi contro l’ordine precostituito.
Altro grande pregio, il romanzo è felicemente breve, una boccata d’aria rispetto alla maledetta moda delle 600 – 800 pagine che impera oggigiorno.


Passiamo ora a tutto quel che non mi convince di questo romanzo e della ristampa in genere. Il mio giudizio globale è e rimane PIÚ CHE POSITIVO, mi limito quasi a tenermi in esercizio…


Il romanzo è irrimediabilmente invecchiato e non vi era senso a riproporre la terza ristampa di un’opera di questo tipo nel nuovo millennio, vuoi per uno stile ancora a tratti immaturo e comunque datato vuoi per il fatto che affrontare determinati temi dopo l’avvento di pensatori, narratori e opere quali Richard Dawkins, Greg Egan o Ghost in the Shell (e al limite anche Matrix) diventa più che altro un esercizio di archeologia kitch.


Sintesi e recensione di Elvezio Sciallis.
Per gentile concessione de LaTelaNera. (Clicca QUI per leggere la recensione COMPLETA!)


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Recensione: 

Magia Rossa fu inizialmente pubblicato da Feltrinelli nel 1983 per poi essere ristampato da Mondatori nel 1992 e rinascere ora a una terza vita grazie alla Gargoyle Books.
Immagino la felicità di Gianfranco Manfredi: nella sua notevole (per certi versi ancora più interessante del romanzo stesso) post fazione alla presente edizione, oltre a descrivere tempi e modi dell’origine di Magia Rossa, lo scrittore lombardo insiste con particolare fierezza sulla struttura simbolica data al suo romanzo: 33 capitoli divisi in tre sezioni ognuna dedicata a un triangolo, tre personaggi principali.. Ora anche la terza edizione, sembra chiudersi un cerchio iniziato più di 23 anni fa. Manfredi lo dichiara senza mezzi termini: “Non ho pensato questo romanzo come un film, ma invece di un film”.


Questa singola frase può essere la chiave di volta interpretativa e di valutazione critica dell’intera opera, perché da questo intento muovono e procedono difetti e pregi di quanto è riuscito a fare lo sceneggiatore di Magico Vento.
Su pagina possono avvenire cose difficilmente realizzabili in celluloide e l’autore da questo punto di vista scatena una fantasia da sempre sfrenata, sorretta da una capacità di documentazione e da una cultura generale in grado di rendere maggiormente credibili i vari fantasmi della mente. Perché di fantasmi si parla in questo romanzo; e di zombie, di possessioni e transfert e di altro ancora, tutto in 220 pagine appena, scritte in poco tempo e mandate in stampa a velocità record. Fantasia indomabile che, imbrigliata dal mestiere, riesce a strutturarsi lungo un plot classico, reminescente dei vari romanzi d’indagine storico-esoterica. Manfredi prende per mano il lettore e lo porta a zonzo per lo spazio e il tempo: visitiamo con lui vari luoghi di Milano e dintorni e saltiamo avanti e indietro per i secoli fra lettere, documenti, visioni, ricostruzioni e modellini, rappresentazioni teatrali e visioni causate dall’oppio. Basta e avanza questo, per ritenere soddisfacente la lettura di un romanzo del genere.


Ma alla ricetta dovete aggiungere anche alcuni squarci d’inquietudine che funzionano a meraviglia: la nebbia di Milano, levrieri infernali che originano da statuine, marionette che prendono vita per toglierla agli esseri umani, legioni di morti, sfruttati in vita, che emergono dalle tombe e, ciliegina sulla torta, l’inusitato e potentissimo concetto di luddismo psichico.
Il tutto avvalorato, per chi è in cerca di livelli di lettura secondari e di simbolismi, dalla famosa struttura ternaria di cui parlavamo in precedenza (fino ad arrivare a scomodare Hegel e non senza cognizione di causa, visti gli studi dell’autore) e dalle evidenti implicazioni politiche che si possono intravedere in una massa di zombie pronti a rivoltarsi contro l’ordine precostituito.
Altro grande pregio, il romanzo è felicemente breve, una boccata d’aria rispetto alla maledetta moda delle 600 – 800 pagine che impera oggigiorno.


Passiamo ora a tutto quel che non mi convince di questo romanzo e della ristampa in genere. Il mio giudizio globale è e rimane PIÚ CHE POSITIVO, mi limito quasi a tenermi in esercizio…


Il romanzo è irrimediabilmente invecchiato e non vi era senso a riproporre la terza ristampa di un’opera di questo tipo nel nuovo millennio, vuoi per uno stile ancora a tratti immaturo e comunque datato vuoi per il fatto che affrontare determinati temi dopo l’avvento di pensatori, narratori e opere quali Richard Dawkins, Greg Egan o Ghost in the Shell (e al limite anche Matrix) diventa più che altro un esercizio di archeologia kitch.


Sintesi e recensione di Elvezio Sciallis.
Per gentile concessione de LaTelaNera. (Clicca QUI per leggere la recensione COMPLETA!)


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