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“Indosso abiti neri aderenti sul mio corpo quasi anoressico affamato di cibo per lo spirito. Il nero è una corazza. La mia. àˆ la mia purezza macchiata dei veleni dell’esistenza. Ho tre tatuaggi. Neri. Uno rappresenta la forza interiore. Ciò che non so di possedere. Uno la rettitudine. Ciò che tradisco spesso. Uno il cammino della ricerca interiore. Ciò che ho smesso di perseguire.” Pietro Presti è nato a Gela nel 1981. “Liberami dal male” è il suo primo romanzo.
(Dalla scheda su Ibs)
E se… le parole scritte - inchiostro su carta - volessero ribellarsi e divertirsi a farsi male? Divertirsi a indossare abiti neri. Nero inchiostro. Inchiostro: “liquido nerastro che seppie e calamari spruzzano verso i loro inseguitori per intorbidire l’acqua e nascondersi”. Ma questa è solo una delle tre citazioni che propone un mio sconquassato dizionario.
Per intorbidire l’acqua…
E se… l’acqua fosse già tanto torbida da rendere inutile ogni “camuffamento”?
E se… le parole volessero abbigliarsi in abiti aderenti alla pelle, allo scheletro dei corpi, delle cose?…
E se… leggendo un libro quello di Pietro, per esempio si sentisse il nero entrare a scaglie sottili nella nostra pelle, nelle nostre ossa?
E se… di colpo, si volesse esser carta, per aver tutuate queste parole, queste lettere. Anche senza capire. Perché, che ci sarebbe da capire? Non basta “sentire”, nel senso più fisico del termine?
Dei significati “alti” altro non possiamo che mandarli “altamente” affanculo. A lettere cubitali, di materia espansa, espandibile. Sempre. Sperando.
E se… tutto intorno a noi, diventasse aria leggera, fredda nebbia, microscopici atomi, cristallizzati, in sospensione, e, riuscissimo a, respirare solo, al, ritmo di, poche parole. Di, certe parole?
E se… scoprissimo, infine, che la scrittura può essere “ultrasuono”? E che, solo, sulle quelle frequenze potessimo intendere?
Capire, infine. Senza aver capito un cazzo.
E se… avessimo d’improvviso voglia d’abbracciare chi queste parole ha scritto?
Saremmo di sicuro dei critici di merda.
Sicuro.
E se… solo questo e poco altro vorremmo?
Queste parole. Nere. Inchiostrate. Fuggenti. Velanti. Ri-velanti.
E se… non volessimo leggere altro?
Immagini flou… Nebbie, ancora. Vapori mobili. E aculei improvvisi nella carne, perché sì, le parole non sono solo camomilla, possono essere anche lame che affondano e toccano.
Il cuore.
E se… si volesse respirare, mano nella mano, con questi personaggi che, personaggi non sono, ma sono sicuro solo ombre riflesse da specchi. Specchi anneriti. Non dal tempo. Ma dai respiri.
Sempre.
E se… non sapessi come terminare questo semi delirio e dicessi solo: eccheccazzo! leggetelo questo libro e anche voi come me sarete liberati dal male. Da un certo male.
E sicuro… non ve ne pentirete.
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