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Il biglietto vincente della Lotteria di Capodanno è stato venduto a Nordago, un piccolo paese di montagna in Valchiavenna. Davide, un giovane cronista ambizioso, si precipita sul posto, deciso a scovare il vincitore. Ma c’è qualcun altro che dà la caccia al possessore del biglietto fortunato: un misterioso individuo che sostiene di essere stato derubato del tagliando e che ora minaccia azioni punitive. Davide si trova coinvolto fino al collo. La ragazza di cui si è innamorato, Lorna, viene brutalmente aggredita nella piazza del paese. Alfredo, il fratello di Davide, nell’ansia di aiutarlo, combina disastri a valanga. E intanto, una serie di incidenti mortali turba la quiete del paesino.
(Dalla sintesi su IBS)
Gianfranco Manfredi è forse conosciuto ai più per la sua attività di fumettista. Io stesso l’ho scoperto sulle pagine di Dylan Dog, anni fa, e continuo ad apprezzarlo ogni due mesi su Magico Vento e, da un paio di mesi sull’ottimo Volto Nascosto.
Ma Manfredi è anche un affermato romanziere, nonché cantautore e mille altre cose.
Tuttavia, mi sono reso conto che non avevo ancora letto nessuno dei suoi romanzi. Dato che le sue storie a fumetti sono tra le migliori ho deciso di conoscere anche un altro lato di questo autore.
Una fortuna d’annata racconta la storia di Davide, giovane giornalista di nera che si trova da un giorno all’altro rispedito nella sua Sondrio a scrivere articoli che non gli interessano. Qui ritrova suo fratello Alfredo, tipo tutto canne e TV, apparentemente rintronato, che parla in un modo assurdo, e conosce Lorna, ex di Alfredo.
La Fortuna vuole che in paesino nei dintorni di Sondrio sia stato venduto il biglietto vincente della Lotteria di Capodanno, così Davide decide di sfruttare l’occasione per conquistare la prima pagina del giornale.
Purtroppo, intorno al biglietto vincente si apre un giallo. Pare infatti che il biglietto sia stato rubato e che il legittimo proprietario non abbia intenzione di lasciar passare liscia la cosa al ladro.
Davide si trova quindi a indagare non solo sul furto, ma anche su una morte misteriosa (anche se per le autorità gli omicidi sono due, ma su questo aspetto lascio la curiosità al lettore). Aiutato e ostacolato allo stesso tempo da suo fratello, che ha trovato qualcosa di più interessante della TV, da Lorna, per la quale prova una forte attrazione, e da Leonina, barista del bar che ha venduto il fortunato biglietto, inizia la ricerca del Torvo, colui che ha comprato il biglietto vincente, ma che se lo è visto sottrarre, e del fantomatico ladro.
Il romanzo non è solo l’indagine, comunque. Davide si trova a riallacciare un rapporto col fratello, a ricordare e affrontare la decadenza psichica di sua madre fino alla tragica morte. E combatte con la voglia di cadere tra le braccia di Lorna e una irrazionale forza che lo blocca.
Il romanzo è anche la descrizione degli strambi personaggi che abitano Nordago, il piccolo paese a ridosso del confine con la Svizzera dove qualcuno è diventato ricco e dove si muore.
Il romanzo è un’ode alla Fortuna, la dea che in alcune raffigurazioni appare bendata, prosperosa e che dispensa ricchezze, in altre ci vede benissimo ed è brutta e povera.
L’opera di Manfredi si legge bene, scorre tranquilla e strappa qualche risata. I personaggi sono ben delineati e anche l’aspetto giallo/investigativo è ben congegnato.
Il naso si è storto solo una volta, e molto, quando Manfredi mi cade in uno dei classici cliché della letteratura gialla, degno delle migliori puntate della Signora in Giallo, ma questo passaggio lo scrivo nascosto per non rovinare la lettura.
Ma poi devo ammettere che l’autore si riprende a dovere e ho trovato molto divertente il modo in cui mostra come due persone possano arrivare alla stessa conclusione partendo da presupposti completamente diversi e attraverso percorsi mentali anni luce l’uno dall’altro.
In conclusione un libro non perfetto, ma interessante. Un lato nuovo di un autore che continuo ad apprezzare davvero.
